Dopo la Mucca Pazza, l’Aviaria e gli OGM, ecco la nuova irresistibile bufala dei mass-media, che stavolta ci “terrorizzerà” per decenni: L’EFFETTO SERRA!

L’abbiamo studiato a scuola, alle elementari, fin dagli anni Sessanta, e ora è tornato di moda con grande evidenza. Perché è chiaro che ‘Mucca Pazza’, ‘Influenza Aviaria’, ‘Pecora Clonata Dolly’, ‘Juventus in serie B’ o ‘Delitto di Cogne’ avevano il fiato corto e non potevano reggere a lungo sulle prime pagine…

«Potevamo stupirvi con effetti speciali, preferiamo l’Effetto Serra».
Tesi: la Terra è colpita dal riscaldamento globale, che è «dovuto alle attività umane», e i ghiacci dei poli si stanno sciogliendo, con conseguente innalzamento dei mari; l’unico rimedio per scongiurare “irreparabili disastri” è il protocollo di Kyoto, voluto dai “buoni” governi ma avversato dai “cattivi” USA di George W. Bush, laddove il predecessore Bill Clinton aveva detto «okay».
In questa affermazione c’è una sola cosa vera (gli USA di George W. Bush sono “cattivi”) immersa in una marea di minchiate.
Bufala n.1: il 26 luglio del 1997, sotto Clinton presidente, il Senato statunitense venne chiamato a ratificare gli accordi di Kyoto. Risultato: 95 a 0 per i «no». Neanche gli esponenti dell’estrema sinistra americana (quelli che l’Ecologia l’hanno inventata nei campus californiani) votarono per la ratifica.
Bufala n.2: mentre è lungi dall’essere pienamente dimostrato che la temperatura sul pianeta stia aumentando in correlazione all’emissione di CO2 connessa alle attività umane, è acclarato d’altro canto che i benefici connessi all’adozione del protocollo di Kyoto sarebbero semplicemente ridicoli: senza Kyoto, nei prossimi 50 anni avremo un aumento medio della temperatura di 1°C, con Kyoto l’aumento sarebbe di 0,94°C. Un vantaggio pari a 0,06°C! E questa è la stima più favorevole: Fred Singer (il fisico che ha inventato il metodo per la misurazione dello strato di ozono) parla di un beneficio pari a 0,02°C, una variazione così minuscola da non essere rilevabile dagli strumenti.
Bufala n.3: il riscaldamento, attualmente, non è globale. Uno studio del CCSP (Climate Change Science Program) pubblicato prima di Natale 2006, studio basato sui migliori dati disponibili, che si contrappone ai dati dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) che in questo periodo vengono sbandierati dai catastrofisti, afferma che sì, nell’Artico le temperature sono effettivamente in aumento (sebbene inferiori alle temperature degli anni ’30), ma in Antartico sono invece in calo. E fra il 1940 e il 1975, quando i gas-serra aumentarono significativamente, il clima globale si raffreddò, tanto da indurre molti a prevedere un’imminente glaciazione. Magari fra 10 anni avremo evidenza di un riscaldamento “globale”: ora, semplicemente, questa evidenza non ce l’abbiamo.
Bufala n.4: l’innalzamento degli oceani è in atto, ma è dovuto a fenomeni che durano da millenni. La stima dello scienziato NASA sbandierata dai media (60 cm ogni 10 anni) è smentita dallo stesso IPCC, che prevede un innalzamento fra 1,4 e 4,3 cm a decennio (Fred Singer prevede da 1,5 a 2 cm a decennio). La fusione dei ghiacci polari è sì in atto (in Groenlandia hanno cominciato a coltivare broccoli e patate): ma è un processo cominciato 15mila anni fa. Non sarebbe male se gli eco-catastrofisti riflettessero sul perché la Groenlandia si chiama proprio così, Grün Land, “terra verde” (i Vichinghi di Erik il Rosso la battezzarono tale nel XIV Secolo perché era ricoperta di conifere, come il Canada).
Vedere nota sotto per la stima realistica di innalzamento.

Bufala n.5: Kyoto non è stato ratificato dagli USA. Vero. Ma neanche da India e Cina: cioè i principali responsabili dell’inquinamento umano da 20 anni (e per i prossimi 80). Sul pianeta siamo in 6 miliardi, dei quali 1,1 indiani e 1,3 cinesi: il 40% della popolazione mondiale appartiene a Cindia, una fetta d’umanità che in larga parte deve ancora dotarsi di automobile, frigorifero, lavatrice… (!)
Bufala n.6: i gas responsabili dell’Effetto Serra sono per il 95,5% di origine naturale: se l’uomo non ci fosse del tutto, ci sarebbero appena un 4,5% di gas-serra in meno immessi nell’atmosfera. In pratica gli accordi di Kyoto, che prevedono di ridurre (non azzerare!) nel lungo periodo i gas-serra prodotti dalle attività umane, andrebbero ad incidere solo su una parte di quel 4,5%

Dunque cerchiamo di essere seri.
In sostanza, la Terra conosce fenomeni ciclici di glaciazione e di deglaciazione, e i “miti del diluvio” presenti in tutte le culture sono lì a testimoniarlo (la glaciazione provoca l’aumento dei ghiacci e il ritiro dei mari, la deglaciazione viceversa: Noè, Utnapishtim e Quetzalcoatl affrontarono proprio un fenomeno di deglaciazione planetaria, e le città dei loro tempi finirono sott’acqua dando origine alle “leggende” di Atlantide e Mu); oggi siamo quasi al picco del fenomeno di ritiro dei ghiacci e innalzamento dei mari. Forse nel 2100 avremo il Polo Nord libero dai ghiacci e navigabile, e le città costiere semi-sommerse. Non sappiamo per quanto proseguirà il riscaldamento: non è escluso che la desalinizzazione degli oceani, dovuta allo scioglimento dei ghiacci, provochi prima o poi l’arresto della Corrente del Golfo, innescando una nuova glaciazione (come si vede nel recente film “The day after tomorrow”). In ogni caso, possiamo fare poco o niente, e soprattutto c’entriamo poco o niente.
Il nostro vero problema è un altro, e su questo possiamo sì!, fare qualcosa.
Con l’osservanza drastica del protocollo di Kyoto non risolveremmo nulla: in compenso le economie mondiali crollerebbero, con una frenata dello sviluppo, inflazione alle stelle e decine di milioni di posti di lavoro distrutti.
Ci vuole un “piano” che vada oltre. Qualcosa di più coraggioso e multidisciplinare, che non preveda azioni che mirano soltanto ai gas e alle emissioni, sbattendosene altamente di società intere e della loro organizzazione. Qualcosa che coniughi Scienza e Sociologia. «Diminuire le emissioni, senza però per questo distruggere le popolazioni, gli Stati, l’Economia».
Il “verdismo spinto“, la diffusione acritica di profezie catastrofiche, cavalcata da Hollywood e dai mass-media ansiosi di riempire le loro pagine, è un fenomeno che mina alla base le nostre società. È una vera e propria religione apocalittica contraria a tutte le attività umane: non si devono costruire case (è «cementificazione») né infrastrutture («deturpano l’ambiente»), non si deve star dietro al fabbisogno energetico («il nucleare è pericoloso», meglio l’eolico e il solare, che attualmente, ben lontani dall’ottimizzazione tecnologica, costano più di quanto producono) neanche con centrali tradizionali («inquinano»), non si devono smaltire i rifiuti («no agli inceneritori, no ai degassificatori, no ai termovalorizzatori, no alle discariche, no alla minchia dello Zio Peppino!»), niente agricoltura moderna («OGM? Epigenetica? No, grazie»), niente ricerca scientifica («si uccidono gli animali»).

«No». «No». «No». «No». «No». «No». «No». «No».
È questo tipo di cultura, la vera minaccia per il futuro.

Benché la gran parte del mondo non ne sia ancora consapevole, è chiaro che abbiamo raggiunto il limite estremo della possibile estensione della crescita economica globale nell’ambito di un sistema economico profondamente dipendente dal petrolio e dagli altri combustibili fossili.
Il prezzo dei beni e dei servizi in tutta la catena globale dell’offerta comincia a lievitare, per la semplice ragione che quasi tutte le attività economiche della nostra economia globale sono dipendenti dal petrolio e dagli altri combustibili fossili. Per produrre gli alimenti di cui ci nutriamo ricorriamo a concimi e pesticidi derivati dal petrolio; quasi tutti i materiali da costruzione che usiamo — cemento, plastiche, etc. — sono derivati dai combustibili fossili, così come la stragrande maggioranza dei farmaci con cui ci curiamo; gli abiti che indossiamo sono, in massima parte, realizzati con fibre sintetiche petrolchimiche; trasporti, riscaldamento, energia elettrica e illuminazione dipendono quasi totalmente dai combustibili fossili. Abbiamo costruito un’intera civiltà sulla riesumazione dei depositi del Carbonifero.

Sarà solamente con la creazione di una nuova infrastruttura per l’energia e la comunicazione distribuita, in un periodo di qualche decennio, che genereremo la curva di crescita di lungo periodo di una nuova era economica.
«Il primo atto per costruire la trama di una nuova narrazione è capire che le grandi trasformazioni economiche avvengono quando una nuova tecnologia di comunicazione converge con un nuovo sistema energetico: le nuove forme di comunicazione diventano il mezzo per organizzare e gestire una civiltà più complessa, resa possibile dalle nuove fonti di energia. L’ infrastruttura che ne scaturisce annichilisce il tempo e comprime lo spazio, connettendo le persone e i mercati in relazioni economiche più diversificate. Quando questi sistemi sono attivi, l’attività economica progredisce, muovendosi lungo la classica curva a campana che ascende, raggiunge un picco, si consolida e discende sull’onda di un effetto moltiplicatore stabilito dalla matrice energia-comunicazione». Se queste parole di Jeremy Rifkin sono vere, la Terza Rivoluzione Industriale avrà un impatto sul XXI secolo quanto la Prima lo ha avuto sul Diciannovesimo e la Seconda sul Ventesimo. E, come nel caso delle due precedenti esperienze, cambierà in maniera sostanziale ogni aspetto del mondo in cui viviamo e lavoriamo.
Oggi sono cominciate le fasi finali della Seconda Rivoluzione Industriale e dell’era del petrolio sulla quale essa si fonda. I pilastri della Terza potrebbero essere:

• il passaggio alle fonti di energia rinnovabile;
• la trasformazione del patrimonio immobiliare esistente in tutti i continenti in impianti di micro generazione per raccogliere in loco le energie rinnovabili;
• l’applicazione dell’idrogeno e di altre tecnologie di immagazzinamento dell’energia in ogni edificio e in tutta l’infrastruttura, per conservare l’energia intermittente;
• l’utilizzo delle tecnologie Internet per trasformare la rete elettrica di ogni continente in una inter-rete per la condivisione dell’energia che funzioni proprio come Internet (se milioni di edifici generano localmente, sul luogo del consumo, piccole quantità di energia, possono vendere il surplus alla rete e condividere l’elettricità con i propri vicini in tutto il continente);
• la transizione della flotta dei veicoli da trasporto passeggeri e merci, pubblici e privati, in veicoli plug-in e con cella a combustibile che possano acquistare e vendere energia attraverso la rete elettrica continentale interattiva.

Così genereremmo la curva di crescita di lungo periodo di una nuova era economica. Non certo con dei secchi «no» a qualsiasi azione e il terrorismo psicologico.

 


[NOTA – stima realistica di cosa succederà con il livello del mare:
Entro l’anno 2100 la fusione del ghiaccio della Groenlandia e dell’Antartide determinerebbe, secondo le previsioni di alcuni modelli elaborati finora, un consistente innalzamento del livello degli oceani.
Secondo uno studio pubblicato su “Science” tali stime sarebbero da considerare irrealistiche, e una stima più accurata dovrebbe attestare il sollevamento della superficie dei mari tra 0,8 e 2 metri.
Questi risultati, ottenuti da W.T. Pfeffer dell’Università del Colorado a Boulder, in collaborazione con J.T. Harper dell’Università del Montana a Bozeman e S. O’Neel dello Scripps Institute of Oceanography di La Jolla in California, sono il frutto di un approccio innovativo.
Mentre in passato la maggior parte degli studi si è basata sulla valutazione dei singoli contributi di scaricamento del ghiaccio in acqua da parte sia della Groenlandia sia dell’Antartide, Pfeffer e colleghi hanno proceduto in senso inverso, calcolando la quantità di acqua che sarebbe richiesta per produrre vari livelli di sollevamento delle acque, e valutando in seguito quanto fossero realistiche le quantità richieste. Nel caso del sollevamento di due metri, il risultato del calcolo è superiore a qualunque quantità registrata finora.]

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