Pagherò

«Colpa dei governi precedenti».
Questa affermazione è vera.

Ed è proprio qui il punto. Il dramma.

È ciò che ogni successivo governo fa finta di non capire.
Che la prima — e unica — cosa da fare, a ogni nuova legislatura, sarebbe esattamente quella di rimediare ai guai accatastati, e non CREARNE DI NUOVI, da ammonticchiare su quelli precedenti.

Chi lavora in proprio lo sa bene. Senza stare a imbrogliarsi la testa dietro a tutti quei numeri che si vedono circolare, Debito/PIL, Deficit, Manovra correttiva, 2.4%, 2.04%, soglia del 3%, Patto di Stabilità, bla bla bla.

Dicevo, chi lavora in proprio lo sa bene sulla propria pelle. E parlo per esperienza personale. Mi basta citare un singolo elemento, uno solo: che descrive alla perfezione il problema in cui ci siamo avvitati.

Ho cominciato in proprio nel 1989. Trent’anni fa. Negli anni Novanta io e tutti quelli come me con una microimpresa (oggi lo chiamano “il popolo delle partite Iva”) cominciammo a vedere una cosa fastidiosa e che lipperlì ci impensierì ma non troppo: nel pagare l’ultima rata di tasse a fine anno, bisognava anticipare qualcosa anche per l’anno dopo.
Dapprima era un 5%, un 10%. Se, poniamo, nel 1995 avevi un reddito di 100 lire, dovevi darne 40 in tasse per il 1995 e altre 10 anche per il 1996. E nel 1996 quelle 10 lire te le scontavi sulle successive tasse.

Questo avrebbe dovuto allarmarci — e ci allarmava, in effetti, ma non abbastanza —. Lo Stato cominciava ad appesantirsi così tanto che pretendeva soldi anticipati anche per lavoro che non avevi ancora svolto. È come andare al tuo solito bar di ogni mattina e pagare sia il caffè che bevi, sia qualcosina su quello che berrai la mattina dopo.

La storia della rana che non scappa dalla pentola in cui viene messa a bollire viva, non so se avete presente. Quelle percentuali basse, di anno in anno, sono aumentate. Lentamente. Omeopaticamente. Sempre di più. 20%. 30%. 50%. 70%. (È naturale, banale: se nessuno tira fuori una pillola per fermare la febbre, la febbre sale.) E noi tutti zitti. Mentre piano piano, ovviamente, una parte di noi cominciava a uscire dal giro della lealtà. Evasione. Elusione. Chiusura e riapertura sotto altro nome. Cose così.

Com’era inevitabile, visto che nessun governo (eccetto il primo Prodi) in trent’anni ha fatto nulla per invertire la rotta, quella percentuale è diventata… il 100%.
Sì. Chi non lavora in proprio (e chi non lavora proprio) queste cose non le sa e non può nemmeno capirle. Ma chi non è evasore, chi rimane leale con il Sistema, a fine novembre deve non solo finire di pagare le tasse dovute, ma ANTICIPARE LA STESSA CIFRA (e stavolta per intero!) come se avesse lavorato per due anni. Solo che questo secondo anno di lavoro deve ancora venire, non esiste ancora. Ma tu devi lo stesso trovare i soldi, e darli allo Stato. Che ti dice: «Tranquillo, l’anno prossimo te li sconti». Già: ma se mi va male? E se l’anno prossimo ho un reddito inferiore? La risposta non è quella che ti aspetti. «Sticazzi: non puoi. Se dichiari di meno, ti mando la Finanza, Equitalia, l’Agenzia delle Entrate, il Sindaco, il Governatore, il Presidente della Galassia, Dio».

Ora moltiplicate questo singolo esempio per mille. Per un milione. Per un fantastiliardo.
Questa follìa noi come “Stato” la pratichiamo dappertutto.
E ogni nuovo governo che si insedia, anziché darci un taglio, peggiora i conti, e continua a spendere soldi che non ha, con una voracità che si nutre di se stessa. Chiedendoli a quelli come te che son rimasti leali, ma anche e soprattutto al suo sistema bancario (ma sempre di te, si tratta: ed è per questo che si corre a “salvare le banche”) e all’estero (ossia ad altri come te ma che abitano in Olanda, in Germania, in Belgio, in Giappone, in Cina, negli USA, etc), con i Titoli di Stato, che hanno un nome elegante ma restano quel che sono: cambiali.

Con una dinamica che è né più e né meno quella della ludopatia, di quelli che si rovinano al gioco delle carte, di quelli che si indebitano, fanno debiti per pagare altri debiti e ricorrono agli strozzini.

Perciò: «Colpa dei governi precedenti»?
Altroché, se è così!
Ma anche tu, amico gialloverde, fra pochi mesi, sarai un “governo precedente”. Perché anche tu avrai speso e spaso a credito, emettendo ‘pagherò’ che fra poco nessuno vorrà, e finirai a gambe all’aria. Fottendotene di quello che sarebbe giusto fare. Ossia interrompere una buona volta questo circolo vizioso. Fottendotene di rammentare che ogni indebitato cronico, alla fine, conclude la sua vicenda in un solo modo: la canna del gas.

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