Euroshima, Italia

Sicuramente lo avrete visto e letto sommariamente anche voi. Quello “studio autorevole” di pochi giorni fa in cui si sostiene che «L’EURO HA FATTO MALE ALL’ITALIA», che «ci è costato oltre quattromila miliardi» (più di 73mila euro a testa), e che «la Germania ci ha invece guadagnato».

Uno studio rilanciato da tutti i media, con ululati di scandalo e allarme, perché redatto da un “prestigioso centro studi tedesco” (sic!) di nome CEP, Centro di politica per l’Europa.

In epoca di fake-news e di sovranismo un’affermazione del genere, che «è provato scientificamente che l’Euro ci ha distrutti», proveniente da un centro-studi che nessuno ha mai sentito nominare prima, avrebbe dovuto insospettire, ma tant’è.

Che dice, di preciso, questo papello? Che la Germania è il Paese che ha chiaramente tratto più vantaggio dall’Euro dal punto di vista economico, mentre ad averci nettamente rimesso sono Italia e Francia.
Qui da noi si sommano “perdite” complessive per 4.325 miliardi di euro, e cioè circa €73.600 pro capite. In Francia le perdite ammonterebbero a circa 3.591 miliardi, pari a 55.996 euro pro capite. Dal 1999 al 2017, la Germania avrebbe guadagnato invece complessivamente 1.893 miliardi di euro, circa €23.116 per abitante. Anche i Paesi Bassi avrebbero guadagnato (circa 346 miliardi, e cioè 21.003 euro per abitante), e perfino la Grecia (?!) avrebbe approfittato dell’Euro, con un guadagno complessivo di 2 miliardi, pari a 190 euro pro capite.

Curioso, no? Ma è nel vedere com’è fatto lo studio che viene il bello.
È usata una tecnica chiamata “synthetic control”. Gli studiosi prendono quattro Paesi non-Euro i cui PIL si comportino “come quello italiano” tra il 1980 e il 1999: Australia (31%), Giappone (2%), Israele (4%) e Regno Unito (63%). I numeri fra parentesi sono le percentuali con cui l’insalata russa statistica del synthetic control viene composta: negli anni indicati, sommando il 31% del PIL australiano al 2% del giapponese etc., si ottiene più o meno quello italiano.
Qui si arriva al passaggio fondamentale: «Siccome il PIL italiano si comportò come quello della somma statistica (synthetic control) nei 19 anni precedenti all’adozione dell’Euro, allora esso si sarebbe comportato come quello della somma statistica (synthetic control) anche nei 18 anni seguenti se l’Italia non fosse entrata nell’Euro».

Difficile capirci qualcosa, giusto?
Ci vuole un esempio.

Il “synthetic control” nasce in ambiente statistico per supplire a un problema che si incontra spesso: la confrontabilità dei dati. Specie in ambito medico.
Come si testano gli effetti di una medicina? Si formano due gruppi di persone “simili”, ovvero tali che nei due gruppi tutte le caratteristiche fisiologiche e comportamentali rilevanti per l’effetto finale siano ugualmente distribuite. A uno dei gruppi viene somministrata la medicina (trattamento) mentre all’altro no (controllo). Nel periodo di tempo in cui il trattamento avviene, ci si assicura che lo stile di vita delle persone nei due gruppi sia ragionevolmente simile e, soprattutto, si eliminano coloro che vengono influenzati da avvenimenti importanti e inattesi. Trascorso un certo periodo di tempo si misurano gli effetti della medicina comparando le persone nei due gruppi. Rapportato al discorso dei (presunti) danni/vantaggi dell’Euro, è perciò necessario che, durante il “trattamento”, nulla di troppo diverso accada negli Stati del synthetic control e nello Stato “trattato”, perché potrebbe influenzare il risultato.

E qui casca l’asino.
Al momento dell’introduzione dell’Euro, l’Italia sperimentava ancora l’effetto della crisi del 1992 (causata a sua volta dalle irresponsabili politiche dei 15 anni precedenti), mentre i Paesi che fanno da termine di paragone per il “synthetic control” (Australia, Giappone, Israele e UK) non sperimentavano nulla di comparabile. Ma anche dopo, le politiche italiane differiscono notevolmente da quelle dei 4 Paesi non-Euro usati per il confronto.

In altre parole: AUSTRALIA, GIAPPONE, ISRAELE E UK NON HANNO SPERIMENTATO BERLUSCONI E D’ALEMA AL GOVERNO, NON HANNO SPERIMENTATO LE DISSENNATE POLITICHE ECONOMICHE DI TREMONTI, VISCO E SUCCESSORI, NON HANNO SPERIMENTATO L’AUMENTO CONTINUO DI SPESA PUBBLICA E TASSAZIONE, IL CONTINUO SPERPERO PENSIONISTICO, IL DEGRADO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, LA CORRUZIONE, L’ASCENSORE SOCIALE BLOCCATO.
Al contrario.
Sperimentarono esattamente l’opposto, come conferma un breve sguardo alla storia recente di Australia e Regno Unito (che sommati fanno ben il 94% del synthetic control). Sperimentarono l’effetto della crescita di Londra come hub finanziario mondiale, della trasformazione di Israele in hub tecnologico, dell’esplosione della domanda cinese per le materie prime e i prodotti agricoli australiani, del flusso d’immigrazione e di capitali verso l’Australia, della crescita tecnologica del Regno Unito grazie alla qualità delle sue università, etc.
Invece il Giappone, che sperimentò l’inizio di due decenni di semi-stagnazione, conta solo per il 2% del “synthetic control”. Guarda un po’. E come mai? (Suggerisco la risposta: magari per barare sulle cifre e confermare meglio lo “studio autorevole”?)

Forse ci vuole un altro esempio ancora più semplice.
In caso io debba controllare (con il synthetic control) se i cannoli che tu e io mangiamo fanno davvero ingrassare, allora per 15 giorni tu e io ne mangiamo uno al giorno e contemporaneamente, per non falsare i risultati, facciamo la stessa vita: sedentarietà, niente sport, stesso numero di prestazioni sessuali, stessa dieta, etc.
Se invece in quei 15 giorni tu fai mezz’ora di corsa, scopi il doppio di me, e dall’altro lato io al cannolo quotidiano aggiungo pure una cassata, è ovvio che al termine della prova io peserò almeno 4 kg più di te!
Ecco quello che ha fatto lo “studio autorevole” sull’Euro: ha confrontato un Paese che mangiava troppo e non correva, con altri che invece avevano una dieta equilibrata e una vita non sedentaria. E ha dato la colpa al cannolo.

* * *

In conclusione: lo studio in cui si dice che “l’Euro ci ha distrutti” è una cazzata micidiale. Perché statisticamente non ha alcun valore, è fatto piegando la statistica a convenienza.

Però i Paesi si distruggono anche così e la responsabilità in questo caso è dei giornalisti italiani. Che non hanno manco alzato il telefono per chiedere lumi: bastava interpellare sulla cosa qualsiasi matematico, o un qualunque esperto di statistica. “Fact checking”, lo chiamano.
Ma invece di studiare e/o chiedere a chi sa, si preferisce offrire spazio e fare da grancassa ai buffoni.

CUI PRODEST?

Resta un ultimo dubbio. Come mai questo studio farlocco è stato presentato in pompa magna e con gran risalto mediatico proprio a Berlino, cioè nel Paese che più avrebbe guadagnato dall’Euro, a danno invece dell’Italia e — soprattutto — della Francia, che è il principale alleato della Germania?
Non sarebbe una specie di “autogol”, per i tedeschi?

Per me la risposta è proprio lì: la Francia.
Questo “studio” serve a minare l’alleanza franco-tedesca, asse portante della UE e dell’Euro, e a favorire di converso le pulsioni anti-europee dei Salvini e degli Orbán e del Gruppo di Visegrád. E quindi proviene con ogni probabilità dalla solita fonte: la disinformatija di Putin.
Ma sono aperto ad altre interpretazioni.

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