January 2005
Il motivo della guerra in Iraq. Quello vero
Dialogo immaginario (ma non troppo) fra un Presidente USA e il suo Gran Maestro massone, nei primi giorni del 2001…
– la mia nazione in difficoltà? – chiese “il Presidente” con lo sguardo fisso nel cielo vuoto sopra la prateria.
– tu hai bisogno ad esempio di far fuori subito l’Iraq, prima che serva
da sprone per l’Opec… hai bisogno di salvare il Dollaro, e con esso
tutto il vostro benessere… tuo padre ha lavorato male, e non ha fatto
in tempo a finire quanto aveva cominciato. era troppo influenzato dalle
lobby belliche al Congresso e dai suoi soci sauditi, ha badato più a
fare affari, che al problema di lungo termine…
Gorgeus Dabliu si voltò lentamente con aria inebetita.
– Alien – disse Jean-Baptiste Première Matropater rivolto verso il capo della Federal Reserve, – vuoi spiegarglielo tu?
Brownspan rise.
– non ci può arrivare, è troppo profondo, per lui. è un cowboy – disse.
quindi prese succo di mele Jones, si dissetò e si aggiustò la schiena
spalmandola sul grande dondolo di vimini. – vedi, Gorgeus, non sempre
l’obiettivo manifesto dell’aggressione è l’obiettivo vero della guerra.
a volte non si tratta di quel che speri di ottenere con la guerra,
bensì di quello che gli altri perderanno.
noi americani, invadendo l’Iraq, vogliamo sperare che la vittima sia
l’economia europea, che è robusta e probabilmente sarà ancor più forte
in un futuro vicino. l’ingresso della Gran Bretagna nell’Unione Europea
è inevitabile; la Scandinavia lo farà in tempi ravvicinati; a maggio
del 2004 entreranno dieci nuovi Paesi e questo farà aumentare il
prodotto interno lordo dell’Unione Europea a circa 9,6 trilioni di
dollari e 450 milioni di persone, di fronte ai 10,5 trilioni di dollari
e 300 milioni di persone degli USA. questo, Gorgeus, per i
nord-americani, è un formidabile blocco concorrente. capisci?
il Presidente seguiva con la bocca spalancata.
– vedi, che non capisce? – disse Brownspan rivolto a Matropater. intervenne Alphonso Naybeth Birri.
– non capisco neanch’io, Alien. che c’entro io europeo? e perché questa
fissazione con l’Iraq? avete già l’Arabia Saudita, con voi… il Kuwait…
– no: il petrolio è sì la causa scatenante, ma non per le ragioni che
comunemente si adducono. non è per le enormi riserve ancora vergini che
si ritiene esistano in Iraq, che non sarebbero state sfruttate a causa
delle sue antiquate tecnologie; non è per le nostre brame di mettere le
zanne su questo petrolio. è piuttosto per le zanne che vogliamo
mantenere lontane da lì! ciò che ci deve far accelerare le cose è la decisione presa dall’Iraq il 6 novembre del 2000: sostituire il Dollaro con l’Euro nel suo commercio petrolifero. quando Saddam Hussein fece questo sembrò uno stupido capriccio: l’Iraq
stava perdendo una gran quantità di utili a causa di una dichiarazione
politica di principio. però prese questa decisione, e il deprezzamento
continuo del dollaro nei confronti dell’euro sta a significare che
l’Iraq fece un buon affare cambiando riserve monetarie e divise per il
commercio del proprio petrolio. da quel momento, l’euro si è rivalutato
del 17% sul dollaro, cosa che si deve applicare pure ai 10 bilioni di
dollari del fondo di riserva dell’Onu “petrolio per cibo”. ora Gorgeus,
tu, come Presidente degli Stati Uniti, dovresti porti una domanda che
anch’io mi sono posto, all’epoca: che succederebbe se l’Opec passasse all’euro?
GWB si sforzò di rimettere insieme le idee. il suo braccio destro si
agitava lentamente nell’aria, piccoli teneri movimenti della mano, come
stesse cercando di afferrare la ventiquattrore della lucidità ma non
riuscisse assolutamente a ricordare dove l’avesse poggiata. Alien
Brownspan non aspettò.
– alla fine della Seconda Guerra Mondiale, nella conferenza di Bretton
Woods venne firmato un accordo che fissava il valore dell’oro a 35
dollari l’oncia: divenne lo standard internazionale con il quale si
misuravano le monete. però nel 1971 Nixon cancellò tutto questo, il
dollaro divenne lo strumento monetario principale, e solo gli USA
possono produrlo. il dollaro oggi è una moneta priva di copertura,
sopravalutato, nonostante il nostro record del deficit di bilancio e,
cosa che tutti per nostra fortuna ancora fingono di non vedere, lo
status di Paese più indebitato del mondo:
l’ultimo rapporto che mi è passato sulla scrivania dice che il debito
USA è di 6021 trilioni di dollari, a fronte di un pil di 9,6 trilioni
di dollari.
– cosa? e me lo dici solo adesso, qui? – disse GWB, che non vedeva l’ora di poter uscire dall’impasse.
– e te lo devo dire io? – rise Brownspan. – diamine, sei il Presidente! ma il tuo entourage che fa, è sempre a pesca?
– aspetta – protestò Naybeth Birri, – tenetevi le vostre beghe per il
prossimo brief alla Casa Bianca… continua il tuo pensiero, Alien.
– bene. il commercio internazionale è diventato un meccanismo grazie al quale gli USA producono dollari e il resto del mondo produce quel che i dollari possono comprare. le nazioni non commerciano più per ottenere “vantaggi comparativi”, ma
solo per ramazzare dollari da destinare al pagamento del debito estero,
che è fissato in dollari. e per accumulare dollari nelle riserve
monetarie con la finalità di preservare il valore delle monete
nazionali. le banche centrali delle nazioni, per prevenire attacchi
speculativi alle proprie monete, sono costrette a comprare o trattenere
dollari, in una misura equivalente all’ammontare del proprio
circolante. tutto ciò crea il meccanismo del dollaro forte che, a sua volta, obbliga le banche centrali ad immagazzinare dollari, cosa che rende ancor più forte il dollaro.
– il più sorprendente circolo virtuoso del pianeta – commentò Alphonso Naybeth Birri.
– sì. questo fenomeno è conosciuto come “egemonia del dollaro” e fa sì che le merci strategiche, e soprattutto il petrolio, siano
quotate in dollari. tutti accettano i dollari perché con essi si può
comprare il petrolio. dal 1945, la forza del dollaro consiste
nell’essere la divisa internazionale per gli interscambi petroliferi
globali. da qui il termine di “petro-dollari”. gli USA stampano centinaia di migliaia di miliardi di dollari senza alcun tipo di copertura:
“petro-dollari” che sono usati dalle nazioni per pagare la fattura
degli energetici agli esportatori dell’Opec. ad eccezione dell’Iraq e,
parzialmente, del Venezuela. il famoso Dollaro è un immenso assegno scoperto.
– ah, ecco perché proprio l’Iraq.
– aspetta. questi petro-dollari sono poi riciclati nuovamente dall’Opec
negli USA, sotto forma di lettere del tesoro o altri titoli con
denominazione in dollari: azioni, beni immobiliari, eccetera. il
riciclaggio dei petro-dollari rappresenta il beneficio che, dal 1973,
gli USA ricevono dai Paesi produttori di petrolio per “tollerare”
l’esistenza dell’Opec. le riserve di dollari debbono essere
investite nel mercato nord-americano, cosa che, a sua volta, produce
utili per l’economia USA. l’anno scorso, nonostante un mercato in netto
ribasso, l’ammontare delle riserve USA è cresciuto del 25%. l’eccedente
nei conti dei capitali finanzia il deficit commerciale.
si fermò e bevve un altro sorso di buon succo Jones.
– comunque, in poche parole: dato che gli USA creano “petro-dollari”,
gli USA controllano il flusso del petrolio. siccome il petrolio si paga
in dollari e questa è l’unica moneta accettata in tali scambi, si
arriva alla conclusione che gli USA possiedono il petrolio del mondo gratis!
– lampante – disse Naybeth Birri. – e terrificante.
– di nuovo: che succederebbe se l’Opec decidesse di seguire l’esempio
dell’Iraq e cominciasse a vendere il petrolio in euro? una Hiroshima
economica. le nazioni importatrici di petrolio dovrebbero mettere in
uscita i dollari dalle rispettive riserve delle banche centrali e
rimpiazzarli con gli euro. il valore del dollaro precipiterebbe, e le
conseguenze per i gloriosi Stati Uniti d’America sarebbero quelle di un
qualsiasi collasso di una moneta: inflazione alle stelle tipo
Argentina, fondi stranieri in fuga dal mercato dei valori
nord-americano, ritiro dei fondi dalle banche come nel 1929, e così
via. a dire il vero, questi sarebbero gli effetti potenziali di un
improvviso passaggio all’euro: un cambio più graduale sarebbe più
gestibile, ma altererebbe ugualmente l’equilibrio finanziario e
politico del mondo. data la vastità del mercato europeo, la sua
popolazione e la sua necessità di petrolio — ne importa più degli USA
—, l’euro potrebbe rapidamente diventare, di fatto, la moneta standard
per il mondo. esistono buone ragioni perché l’Opec come gruppo segua
l’esempio dell’Iraq e adotti l’euro: dopo tanti anni di umiliazioni
subite dagli USA, potrebbero approfittare delle circostanze per
emettere una dichiarazione politica di principio. ma esistono anche
solide ragioni economiche. il poderoso dollaro ha regnato incontrastato
dal 1945 e negli ultimi anni ha guadagnato ancor più terreno con il
dominio economico statunitense. alla fine del secondo millennio, più
dei quattro quinti delle transazioni monetarie e la metà delle
esportazioni mondiali sono avvenute in dollari.
Alien Brownspan smise di parlare e scrutò con aria severa il suo Presidente per qualche secondo.
Jean-Baptiste Première si avvicinò a Gorgeus Dabliu.
– il tuo impegno in Medio Oriente – gli disse, – in primo luogo contro
l’Iraq, è assicurare al tuo Paese il controllo di quei giacimenti e
porli sotto il segno del dollaro; successivamente passerai ad
incrementare esponenzialmente la produzione e forzare i prezzi al
ribasso. alla fin fine, il tuo obiettivo è scongiurare, con minacce di ricorrere alle vie di fatto, che qualsiasi Paese produttore passi all’euro.
Gorgeus Dabliu ebbe un ultimo, debole sussulto di protesta.
– se attacco quel criminale di Saddam, rischio di far scoppiare la terza guerra mondiale.
– non succederà. sulla scia del terrore scatenato a livello planetario
dall’attentato, tu sarai “autorizzato dal mondo occidentale”, ripulirai
l’Afghanistan, ti piazzerai in Iraq e da lì terrai in pugno l’Iran e la
Siria, bloccando di fatto il fondamentalismo islamico e i suoi
finanziatori.
(tratto da “L’Uomo Nuovo“, 2005)
Braccobaldo, 2007-1-13 @ 4:01:00 am:
Anch’io sono convinta che questa gente è la rovina del mondo. Il peggio
dell’America, ancora peggio di Nixon e Reagan, perchè alla base c’è
un’ideologia non solo economica e imperialista ma
reazionario-religiosa. E in un’epoca in cui si sta concretizzando e
radicalizzando il famoso “scontro di civiltà” (Occidente contro Islam),
ciò non può che essere presagio di esagerate sventure. RICORDIAMOCI CHE
ORA L’ATOMICA NON CE L’HANNO PIU’ SOLO USA E URSS, MA UNA VENTINA DI
PAESI!