January 2005
Attentato alle Torri Gemelle: ecco perché sono stati i Massoni Americani e non gli Arabi
Il nostro “problema” è suddiviso in quattro matrici, tutte di lingua inglese: le Logge Massoniche britanniche, le convinzioni geopolitiche dell’asse Kissinger-Huntington, l’esecutivo statunitense da Reagan alla famiglia Bush ai falchi del Pentagono tipo Wolfowitz, e i Cristiani Rinati, i più pericolosi.
MASSONI INGLESI
L’erezione del Nuovo Tempio di Gerusalemme implica l’abbattimento dei luoghi di culto più sacri dell’Islam dopo la Mecca: la Moschea Al-Aqsa e la Moschea di Omar devono essere
smantellate e trasferite alla Mecca. Ariel Sharon era il più importante
padrino politico dei fanatici del Tempio della Montagna e, come il suo
rivale di partito Benjamin Netanyahu, era un presenzialista delle
raccolte di fondi a New York per l’Ateret Cohanim Yeshiva, il
principale centro della vecchia Gerusalemme dove si raccolgono gli
estremisti che vogliono demolire le moschee. Sharon e Netanyahu sono
stati collaboratori e discepoli del rabbino Zvi Yehuda Kook, figlio di
Rav Abraham Isaac Kook, braccio destro del fascista Jabotinsky a
Londra. Il padre di Netanyahu fu segretario personale di Jabotinsky.
Merkaz HaRav, il centro fondamentalista religioso dei due Kook, funge
da quartier generale del movimento degli insediamenti e per
l’infiltramento delle forze armate. Scomparso nel 1982, il rabbino Kook
junior è stato il fondatore della setta “Fedeli del Monte del Tempio”
insieme a Stanley Goldfoot, noto terrorista ebreo della banda Stern che
nel 1948 fece saltare in aria tutto il comando inglese all’Hotel David,
un personaggio che durante la guerra aveva lavorato per lord Martin
Charteris, pezzo grosso dei servizi inglesi che poi diventò il
segretario privato della regina Elisabetta II. Per Kook occorre una Guerra Santa affinché possa avverarsi la seconda venuta del Messia.
Poi c’è il controllo massonico internazionale. In particolare, la
loggia Quatuor Coronati che fa capo alla Gran Loggia Madre oggi
presieduta dal duca di Kent e diretta dal marchese di Northampton,
Spencer Douglas David Compton, imparentato ai Barings, storica famiglia
ai vertici della Compagnia delle Indie. Lord Northampton è fissato con
l’Israelismo Britannico, convinto che una delle “tribù smarrite” arrivò
in Inghilterra ed un’altra in America, e si rifà alla tradizione di
Aleister Crowley, anch’egli ossessionato dalla storia del Tempio di re
Salomone.
Northampton non è un isterico isolato: è un esemplare dell’eredità
odierna dell’Inghilterra di Edoardo VII. Nel 1995, la massoneria
italiana inviò in Israele il Gran Maestro Giuliano Di Bernardo, che
prevede il successo di una utopia fondata sulla Cabbala e che ha
scritto libri su come ricostruire il Tempio. E c’è l’architetto
olandese Leen Ritmeyer, che ha prodotto studi ponderosi sull’ubicazione
del Tempio. Tutto finanziato da lord Jacob Rothschild del Rothschild
Investment Trust. Finita la “guerra dei sei giorni” del 1967, arrivò a
Gerusalemme Asher Kaufman della loggia Quatuor Coronati, che innestò
sulla “questione Tempio” i Fondamentalisti Protestanti americani del
Seminario Teologico di Dallas, diretto da John Walvoord, massimo
esponente della corrente religiosa che si rifà a John Nelson Darby —
figlioccio dell’ammiraglio Nelson —, che mise a punto una dottrina
antisemita per giustificare la decisione del ministro degli Esteri
britannico lord Palmerston di costituire un ghetto ebraico in Palestina
sotto l’attento controllo britannico. Darby, come il rabbino Kook,
sosteneva che gli Ebrei finiranno sterminati in quella battaglia finale
di Armageddon che dev’essere ingaggiata per ricostruire il Tempio,
condizione necessaria alla “seconda venuta di Gesù Cristo”.
Il darbynismo predicato dalla American Jerusalem Temple Foundation è di
un antisemitismo viscerale: la loro ideologia millenarista incoraggia e
promuove a Gerusalemme uno scenario da “fine del mondo” perché così si
compirebbero le profezie che, secondo loro, sarebbero contenute nelle
Sacre Scritture; oltre a finanziare le formazioni terroristiche come
quelle di Goldfoot, la Temple Foundation finanzia la Yeshiva Ataret
Cohanim, scuola ortodossa che prepara, ormai da decenni, gli aspiranti
rabbini a celebrare l’ufficio divino nel Terzo Tempio — quando ci sarà.
I rabbini hanno stabilito che «la sua santità si estende verso l’alto,
all’infinito», e per impedire che l’impurità di passeggeri non-ebrei la
contaminasse, nel 1983 fu vietato tassativamente alla El-Al di
sorvolare la zona della Spianata delle Moschee. il fervente appoggio ad
Israele dei Fondamentalisti Protestanti Cristiani, elemento portante
della Teologia di Armageddon e del controllo dell’Aipac sul Congresso e
sul Senato degli Stati Uniti, non è una novità in America. Nel 1994, da
un sondaggio di U.S. News and World Report, risultava che sei americani su dieci credevano nella fine del mondo — un terzo credeva che sarebbe venuta entro pochi decenni —, il 61%
erano convinti che Cristo ritornerà sulla Terra e il 44% che, a breve
scadenza, ci sarebbe stata la battaglia di Armageddon. Due terzi degli
intervistati erano “Born again”, i “rinati in Cristo”. Il 53% degli
intervistati si è detto persuaso che il Terzo Tempio d’Israele sarà
costruito entro pochi anni, al massimo un decennio.
Metà della popolazione statunitense crede che il mondo sia stato creato
per come dice la Bibbia, e meno del 10% crede alle teorie darwiniane
sull’evoluzione. La gente tenta invariabilmente e inevitabilmente di
costruirsi un’identità collettiva, di associarsi, e se non ha la
possibilità di entrare in un’organizzazione politica che funzioni,
cerca altre vie: il fondamentalismo religioso è diretta conseguenza di
questa impotenza.
L’Aipac, American Israel Public Affairs Committee, è il maggior gruppo
di pressione pro-israeliano, con 60mila iscritti che organizzano
campagne per influenzare i membri del Congresso; ha un bilancio
ufficiale di quindici milioni di dollari e fino al 1999 era la seconda
lobby dopo quella dei pensionati, battendo pure quella dei sindacati.
La continuità tra “il popolo eletto” e la “Nazione sotto Dio” — Israele
— è un tema costante dell’evangelismo americano: la “passeggiata” di
Ariel Sharon sulla spianata delle moschee che ha provocato la Seconda
Intifada è un evento simbolico che viene da questo stato di cose. Pat
Robertson, l’infaticabile telepredicatore proprietario della CBN che,
sull’onda del successo della Destra politico-religiosa, è stato anche
candidato alla Presidenza degli Stati Uniti, sostiene che il mezzo
televisivo «rappresenta di per se stesso il compimento della profezia:
“Euntes docete! Andate dunque, ammaestrate tutti i popoli!”, Matteo
28:19». Il suo ex-direttore di produzione rivelò che, sin dal 1979,
Robertson aveva un progetto segreto, il God’s Secret Project, di cui erano stati discussi tutti i dettagli: si trattava delle riprese televisive della Seconda Venuta di Cristo.
Si trovarono perfino a valutare se l’aureola di luce di Gesù avesse
potuto pregiudicare la riuscita delle riprese e come si sarebbe dovuta
risolvere “tecnicamente” la cosa. Figuriamoci: la troupe che dice a
Gesù «Signore, prego, riducete un po’ la Vostra luminosità, abbiamo
problemi di contrasto»…
KISSINGER-HUNTINGTON
A Londra e a Washington i cultori della “geopolitica” sono in preda
all’ossessione di mobilitare il “mondo occidentale” contro quelle
nazioni che si stanno impegnando alla realizzazione del Ponte di
Sviluppo Eurasiatico: la Russia, che prima dominava la regione, è di
fatto “neutralizzata” dalle difficoltà gravissime che attraversa, e
quindi ora occorre passare a contenere — o combattere — la Cina,
l’Iran, l’India e la Turchia di Erbakan per stabilire il controllo
delle élite geopolitiche su questa immensa regione in cui sono
stanziati tre quarti della popolazione mondiale. Lo “scontro delle civiltà”,
prima di essere il famoso e sopravvalutato libro di Samuel Huntington
di Harvard, è un progetto “antico” che si colloca ben al di sopra: è un
vero e proprio “piano di guerra” messo a punto da un raggruppamento di
potere tra le due sponde dell’Atlantico e che, pur facendo capo
all’Inghilterra dei Liberi Muratori ispirati al Tempio, ha i capisaldi
teorici in Henry Kissinger e Zbignew Brzezinski.
Il primo è assertore degli schemi geopolitici “dell’equilibrio delle
forze” instaurato al Congresso di Vienna del 1815 dal ministro degli
Esteri britannico lord Castlereagh e dal Cancelliere austriaco principe
di Metternich. Dopo la laurea, negli anni Cinquanta, Kissinger si
dedicò a costruire quella rete harvardiana nelle varie amministrazioni
democratiche e repubblicane di cui oggi Huntington è una delle figure
di spicco. Huntington è stato addestrato a ripetere quello che diceva
Kissinger. Brzezinski, invece, quando nel 1976 divenne Consigliere di
Sicurezza Nazionale sotto Jimmy Carter, sviluppò una sua teoria
geopolitica chiamata “Arco di Crisi”: calcolava che tutta l’ampia
regione lungo il fianco meridionale dell’Unione Sovietica sarebbe stata
percorsa da instabilità sempre più destabilizzanti — a causa del
Fondamentalismo Islamico oppure di conflitti tribali e razziali —, e
che questo doveva essere sfruttato a Occidente come un’arma contro
l’impero sovietico. Nel National Security Council diretto da
Brzezinski, l’incarico di direttore della pianificazione della
sicurezza era affidato ad Huntington. Brzezinski e Huntington erano
giunti nell’amministrazione Carter passando per la Commissione
Trilaterale fondata e finanziata da David Rockefeller nel 1974.
Nel 1996 Brzezinski ha preso parte alla costituzione del Central Asia
Institute presso la School of Advanced International Studies della John
Hopkins University. i soldi per il nuovo istituto provenivano dalla
Smith Richardson Foundation, nella cui direzione figura Brzezinski, e
la stessa fondazione ha finanziato Huntington per la realizzazione del
suo libro; altri soldi Huntington li ha ottenuti dalla Fondazione John
Olin, ad Harvard, nella quale dirige l’istituto di studi strategici. Le
due fondazioni sono le principali finanziatrici di progetti per la
promozione del neo-liberismo economico e al tempo stesso dello “scontro
geopolitico” con i paesi in via di sviluppo. Negli anni Ottanta furono
le principali finanziatrici “private” del programma “Project
Democracy”, coordinato dall’allora vice-presidente George Bush padre,
con il quale quest’ultimo costituì la sua rete privata e semi privata
di trafficanti di armi e di droga — una parte di questa rete rimase
coinvolta nel pasticcio Iran-Contras. Brzezinski è stato anche uno dei
primi promotori della carriera di Madeleine Albright, segretario di
Stato in era Clinton, prima alla Columbia University e poi portandola
con sé, nel 1978, insieme ad Huntington, nel Consiglio di Sicurezza
Nazionale di Carter, per affidarle l’incarico di collegamento con il
Congresso USA: quando ha voluto a tutti i costi le sanzioni contro il
Sudan, la Albright si è rivelata un’entusiasta promotrice della
“crociata” della baronessa inglese Caroline Cox, vice presidente della
Camera dei Lord, contro il Sudan. La Cox si distingue per lo zelo con
cui propaganda, anche alla Camera dei Lord, la tesi di Huntington. La
sua organizzazione, Christian Solidarity International, ha distribuito
centinaia di copie degli scritti di Huntington facendone praticamente
il vessillo della propria crociata contro il Sudan, l’Egitto, l’Iran,
l’India e altre nazioni del “Terzo Mondo”.
In che consiste questo “scontro di civiltà”? Huntington sostiene che a livello di “microscala”, la spaccatura più
violenta è quella che separa l’Islam dai suoi vicini ortodossi, Hindu,
Africani e Cristiani occidentali; a livello di “macroscala”, la
divisione dominante è tra “l’Occidente e tutto il resto”, dove i
conflitti più intensi si verificano tra le società musulmane e quelle
asiatiche da una parte e l’Occidente dall’altra. Gli occidentali sono
in una inevitabile rotta di collisione con i musulmani, che sono
intolleranti, e con i cinesi, che sono invadenti. Gli
asiatici minacciano Occidente con la loro “crescita economica”, i
musulmani con i loro “elevati tassi di crescita demografica”. Lo
sviluppo economico della Cina e delle altre società asiatiche fornisce
a quei governi gli incentivi e le risorse per diventare più esigenti
nei rapporti con gli altri Paesi; la crescita demografica nei paesi
musulmani, specialmente l’espansione della fascia d’età 15-24 anni,
fornisce nuove leve per il fondamentalismo, il terrorismo,
l’insurrezione e i moti migratori. Le popolazioni più numerose hanno
bisogno di più risorse, pertanto le popolazioni di società dense o che
crescono rapidamente tendono a spingere verso l’esterno, ad occupare
territori, ad esercitare pressioni sulle popolazioni demograficamente
meno dinamiche. Lo scenario di Huntington, che riscuote consensi
unanimi a Washington, è che la Cina entra in guerra col Vietnam, poi
scende al suo fianco il Giappone, che insieme combattono contro gli
Stati Uniti; intanto l’India ha già iniziato le ostilità contro il
Pakistan, gli Arabi si scontrano con gli Israeliani, quindi c’è lo
scontro tra Russia e Cina. Poi i missili nucleari raggiungono la
Bosnia, l’Algeria e anche Marsiglia, dando vita a complicati scenari di
guerra sul teatro dei Balcani e dell’Egeo… Stati Uniti, Europa, Russia
ed India si ritrovano infine in uno scontro su scala globale contro la
Cina, il Giappone e gran parte dell’Islam. Gli Stati Uniti e l’Europa
dovrebbero, secondo Huntington, imporre alla Cina ed agli altri paesi
un apartheid tecnologico, fare in modo da «limitare lo sviluppo delle
capacità militari convenzionali e non convenzionali dei paesi islamici
e sinici» e «mantenere la superiorità tecnologica e militare
dell’Occidente sulle altre civiltà».
REAGAN-BUSH-WOLFOWITZ
L’ingresso torrenziale in politica del linguaggio biblico dei Fondamentalisti Protestanti Cristiani coincide con gli anni di apprendistato di Ronald Reagan e con la sua
trionfale ascesa alla Casa Bianca, grazie ai voti della Moral Majority,
la Destra politico-religiosa. Già nel 1971, quando Reagan era
popolarissimo governatore della California, parlò di profezie
sull’inevitabile — addirittura imminente — conflitto nucleare con
l’Unione Sovietica, distillando le citazioni dei più famosi passi
paranoici dei libri di Ezechiele e dell’Apocalisse: «appena saranno
finiti i mille anni, Satana sarà lasciato libero, uscirà dalla prigione
per sedurre le nazioni che sono ai quattro angoli della terra, Gog e
Magog, per radunarli alla guerra. Il numero di questi è come la sabbia
del mare… in quel giorno, tuonò Jahweh, nel giorno in cui Gog verrà
contro la terra d’Israele, il furore mi salirà alle narici e ognuno
volgerà la spada contro i suoi fratelli»… Vero mago della comunicazione
ridotta al minimalismo emotivo, Ronnie disse convinto: «la Libia è
diventata comunista, questo è il segno che il giorno di Armageddon non
è lontano. I rossi devono andare al potere in Etiopia! E’ necessario
perché la profezia si compia, che l’Etiopia diventi una di quelle
nazioni senza Dio che si scaglieranno contro Israele». Il Gog che allora, nel 1971, era alla guida delle “potenze delle tenebre”
pronte ad aggredire Israele, l’Unione Sovietica, era già “l’Impero del
Male”: «Ezechiele ci dice che verrà da Nord, e quale altra nazione
potente c’è a Nord di Israele? Nessuna. Tutto questo sembrava assurdo
prima della Rivoluzione Bolscevica perché la Russia era una nazione
cristiana, ma ora che è diventata comunista e atea risponde
perfettamente alla descrizione di Gog! Gli ebrei hanno vissuto per
secoli la diaspora, ma questo non vuol dire che Dio si è lavato le mani
di loro: prima del ritorno del Figlio, li riunirà tutti in Israele.
Persino i mezzi di trasporto di cui si sarebbero serviti sono stati
descritti in dettaglio dal profeta: alcuni “verranno per mare” ed altri
ritorneranno “come colombe ai loro nidi”. In altri termini, o
torneranno con le navi o per via aerea…». Questa profezia si compì nel
1967, quando Gerusalemme fu riunita sotto la bandiera d’Israele».
E nel 1981, ormai Presidente: «l’antisemitismo è creazione di Satana
che cerca tutti i mezzi per colpire il popolo eletto; oggi lo Stato
d’Israele è la sede della profezia. Nel Vecchio Testamento, il ruolo
degli ebrei era quello di testimoniare; oggi è quello di preparare la
Seconda Venuta di Cristo». Parole di Ronald Reagan, il rivoluzionario
economico, il modernizzatore, il teorico dello Scudo Spaziale,
l’ispiratore di Rambo, non parole di un matto a Speaker’s Corner…
Ma Reagan era una scatola vuota, leggeva “gobbi”, e quando leggi un gobbo, le parole ti entrano dagli occhi e ti escono dalla bocca, senza passare per il cervello.
CRISTIANI RINATI
I “fundies”, i Fondamentalisti Protestanti Cristiani, cominciarono a
proliferare alla fine degli anni Sessanta, epoca in cui il governo USA
iniziò ad avallare la politica del “post-industriale” che condusse al
disastro gran parte dell’economia americana. La demoralizzazione che
seguì fu l’humus in cui cui attecchirono le varie strutture
“apocalittiche” e “messianiche” pseudo-cristiane. Nel 1965 Lyndon
Johnson, che proveniva dal Sud, favorì la lotta del movimento di Martin
Luther King fino a fare pressioni sul Congresso affinché approvasse la
legge sul diritto di voto dei neri, nonostante la forte opposizione del
partito segregazionista negli stati del Sud. Per tutta risposta,
l’allora governatore di New York, Nelson Rockefeller, insieme ad altri
pezzi grossi del Partito Repubblicano, lanciò la cosiddetta “Strategia
Sudista” per riguadagnare il terreno conquistato dal Partito
Democratico, alleato al movimento per i diritti civili. La strategia
consisteva nel recuperare gli strati che avevano sostenuto la
Confederazione Sudista del xix Secolo. Fecero appello ai “poveri
bianchi” del Sud, gente che nutriva livori nei confronti dei neri il
cui recente progresso era visto come una minaccia. Proprio tra questi
strati, soprattutto rurali, il fondamentalismo protestante fece
proseliti a non finire e gli stati che erano appartenuti alla
Confederazione Sudista divennero la “Bible Belt”,
la “cintura della Bibbia”. La “Southern Strategy” repubblicana
contribuì alla vittoria di Richard Nixon, che nel 1968 inaugurò
un’amministrazione in larga parte sotto il controllo di Henry
Kissinger. Per tutta risposta, i Democratici finirono per ordire la
propria “Southern Strategy”, che segnò la fine della politica di
raccolta dei consensi tra i gruppi ai quali si era rivolto Franklin
Delano Roosevelt. Ciò provocò uno dei disastri peggiori della storia
americana, l’amministrazione Carter dal 1976 al 1980. Jimmy Carter,
burattino della Commissione Trilaterale di David Rockefeller, era il
“fundie” più classico: imbottito di convinzioni superstiziose, si
dichiarò pubblicamente “cristiano rinato”. Sotto la sua presidenza, gli
Stati Uniti finirono in un declino economico e industriale senza
precedenti, che lui incoraggiava tutto preso da una sua insensata
utopia agraria. Con Carter, il Fondamentalismo Protestante prese il
vento in poppa, e il disastro da lui provocato non insegnò niente al
suo partito: dopo la vittoria di Reagan, i Democratici riposizionarono
la loro “Strategia Sudista” creando il Democratic Leadership Council,
la corrente alla quale si dovette il lancio dei “New Democrats”, la
cosiddetta tattica “centrista” di stampo tendenzialmente fascistoide —
quel tipo di fascismo che caratterizza gli stati del Sud.
Prima di diventare Presidente, Bill Clinton è stato presidente del Dlc e Al Gore ne è stata un’altra espressione. I bigotti “millenaristi dagli occhi vitrei”
sono attualmente in preda alla frenesia e minacciano una guerra di
religione che, se non è prevenuta per tempo, potrebbe allargarsi ben
oltre il Medio Oriente. Varie associazioni e leader del mondo ebraico
hanno finito per accondiscendere e sottomettersi a questa “psicosi”
perché hanno paura — non a torto — di gente come questi “fundies”, e
perché si preoccupano, a ragione, ma in maniera sbagliata, della
“sopravvivenza ebraica”.
RIFLESSIONI
Lo “scontro delle culture” fomentato da Samuel Huntington è tutt’altro
che inevitabile, come felicemente dimostrato cinque secoli or sono dal
Cardinale Niccolò Cusano nel dialogo “De Pace Fidei”. In quello scritto
filosofico, il grande pensatore del Rinascimento espone i termini di
come tutte le culture possano riconciliarsi tra loro nella misura in
cui condividono la concezione più elevata dell’uomo, perché tale
concezione è il tratto più caratteristico di ogni individuo a
prescindere da razze e culture. La tradizione oligarchica, oggi
espressa dalla cultura britannica e illuministica, poggia invece sul
presupposto che l’uomo sia un animale, o che comunque non vi sia una distinzione qualitativa di fondo, assoluta, tra l’uomo e la bestia.
IL VERO FINE DELL’ATTENTATO ALLE TORRI GEMELLE
Questo doveva essere più o meno il piano, ordito ad un livello altissimo dei centri di potere statunitensi:
«un attentato spettacolare, in diretta tv, con 200 o 300 morti, nel
cuore d’America, farà precipitare lo “scontro di civiltà”: la miopìa
dei Cristiani Rinati e della loro versione “politica” — i Kissinger, i
Reagan, i neocon, i Wolfowitz, i Rumsfeld, i Bush — vi vedranno la
scusa ideale per correre più velocemente, attraverso invasioni e
guerre-lampo nei Paesi del Medio Oriente, verso Armageddon e la
ricostruzione del Tempio di Salomone; mentre, al contempo e al
contrario, il terrorismo Islamico farà un immenso salto di qualità,
ricevendo dall’attentato pubblicità e autorevolezza insperati. Insomma,
sarà un boomerang terribile per tutta la risma balorda che gira intorno
alla Fondazione del Tempio, e se tutto andrà come previsto, ci
sbarazzeremo in brevissimo tempo sia dei Fondamentalisti Protestanti
Cristiani che dei Fondamentalisti Islamici».
Ma nell’attentato spettacolare qualcosa non era stato previsto: le Torri, che dovevano essere solo “sfregiate” (come il Pentagono), sono invece crollate!
Braccobaldo, 2007-1-13 @ 4:26:18 am:
Bush, i NeoCon e compagnia stanno seguendo la classica strategia di
un’oligarchia minacciata: cercano di allontanare il malcontento di
massa puntando sul nazionalismo, in questo caso ispirato da un “nemico
sul punto di annientare il popolo americano”. È una sceneggiatura già
popolare ai tempi di Reagan: spingi il Paese sul baratro economico in
modo da fare a pezzi i programmi di welfare, dichiara una guerra al
“terrore” (negli Ottanta di Reagan erano i “terribili” Nicaragua,
Grenada e Libia, oggi i “tremendi” Iran, Corea del Nord e Sudan) e
atterrisci la tua popolazione fino ad ottenerne l’obbedienza e la
passività assoluta. La vera novità del Duemila è la “guerra
preventiva”, dottrina al di fuori del diritto internazionale, con la
quale gli USA si arrogano il diritto di attaccare chiunque ritengano
“pericoloso”, senza bisogno di prove. Donald Rumsfeld cita
tranquillamente Al Capone: «è più facile ottenere qualcosa con una
parola cortese e una pistola, che con la sola parola cortese».
Purtroppo (ed è così da sempre!) solo quelli che hanno i CANNONI
possono stabilire le regole del diritto internazionale.
anonimo, 2007-2-8 @ 7:02:41 pm:
Partiamo dal dopoguerra: 1948-1981, la Cia manovra contro i Comunisti
in Italia; 1953, in Iran la Cia fa deporre Mossadegh; 1954, la Cia
finanzia il golpe in Guatemala; 1956 e 1965, in Indonesia vengono
deposti Sukarno e Suharto con l’appoggio Cia; 1969-75, massacri in
Cambogia; 1973, la Cia promuove il golpe in Cile; 1961-71, invasione e
guerra in Vietnam (tre milioni di morti); 1981, Nicaragua, la Cia
finanzia i Contras contro i Sandinisti; 1983, attacco a Grenada; 1986,
bombardamento della Libia; 1989, invasione Panama; anni Novanta: Iraq,
Bosnia e Somalia. Dopo le Torri Gemelle: 2001, Afghanistan; 2003, Iraq;
prossimamente, Iran o Siria o Corea del Nord. FRANCAMENTE, CI HANNO
ROTTO I COGLIONI!
cesare, 2007-2-8 @ 7:02:34 pm:
Nella geopolitica, gli Americani non analizzano la Storia e la
Geografia ma tendono a semplificare e a ridurre tutto a “modelli
applicabili”, concentrandosi sul lato economico; non studiano il caso,
ma la sua “riproducibilità” in base alle loro formalizzazioni.
Purtroppo per loro, la politica del pianeta non si studia con le foto
satellitari! Gli arsenali nucleari e le portaerei non servono contro le
bande armate e la guerriglia senza confini degli apostoli di Osama bin
Laden. Washington non riesce a individuare la “scala” giusta per
sconfiggere i suoi nemici: non ha vere abilità imperiali e confonde la
capacità di proiettare ovunque i suoi marines ed i suoi missili con la
capacità di controllare e gestire i territori. Che cosa accomuna Iran e
Israele, Mauritania e Afghanistan e Pakistan e Libia e Tunisia e
Azerbaijan e Iraq? Come si fa a proporre a tutti lo stesso “pacchetto
precotto” di democrazia? La democrazia non è un Big Mac!
Per gli Americani la guerra non è la continuazione della politica, è il
contrario: la politica estera USA deriva dal concetto di “appròpriati
di quanta più terra sei effettivamente in grado di sfruttare”, tipico
dei primi coloni del ‘700… È così che gli Stati Uniti si sono formati,
è così che si sono presi dal Messico prima il Texas e poi la
California: prima hanno installato colonie, che dopo hanno preteso
rappresentanza politica, e con essa le garanzie di un Paese che
promuove “il benessere e la felicità personale”; quindi hanno mandato
l’esercito a difendere le colonie. Perciò a Washington riesce così
naturale difendere (in barba all’ONU) anche i princìpi di “offesa
preventiva” di Israele.
Mangla, 2007-2-8 @ 7:02:21 pm:
Sono perfettamente sintonizzato!