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Gianni Lannes è il direttore editoriale di Terra Nostra.
Da anni subisce intimidazioni di ogni sorta: segno evidente della scomodità e "pericolosità" delle sue inchieste.
Gianni Lannes

«Basta con le menzogne. Chiedo al Governo in carica di dare risposte urgenti e veritiere sulle sorti dei rifiuti radioattivi che invadono l’Italia e che continuano a sparire senza che se ne conosca la destinazione. Chiedo che si metta fine a questa farsa sulle navi dei veleni che il Governo ha voluto definire un caso chiuso. Il caso è apertissimo, anzi è spalancato. Io ho le prove e le pubblicherò in un dossier che sarà presentato dopo le elezioni regionali presso la sede della Stampa estera in Italia a Roma ed a Strasburgo, perché ai 62 milioni di tonnellate di rifiuti tossici che produce l’Italia si aggiungono quelle dei Paesi europei e non solo, e che hanno abbandonato nelle oltre 180 navi dei veleni nel Mediterraneo sulle quali stava indagando Natale De Grazia che ci sono ancora adesso».
Ha esordito così Gianni Lannes, il giornalista investigativo pugliese, sotto scorta per le minacce ricevute a seguito delle sue indagini, giunto a Cosenza il 9 febbraio 2010 per iniziare un breve tour di presentazione del suo libro "Nato: colpito e affondato" (Edizioni la meridiana). Nel corso della conferenza stampa organizzata nella sede della Cgil di Cosenza e promossa dal Forum delle Associazioni, Lannes ha sviscerato i Segreti di Stato che nascondono le vicende più oscure del nostro Paese.

Gianni Lannes, giornalista di testate nazionali e firma storica di importanti inchieste per la Rai con Gianni Minoli. Oggi vive scortato ma non si ferma: perché?
Sono giornalista investigativo da oltre venticinque anni e mi considero una specie in via d’estinzione per essere uno dei pochi che ancora vive ed opera sul campo, in prima linea. Non mi fermo perché sono convinto che quando vado alla ricerca di qualcosa poi la trovo, come è successo per la storia delle scorie. Solo sette mesi fa ho accettato di estendere l’inchiesta sulle navi dei veleni e ho iniziato a condurre ricerche negli archivi storici nella banca dati Lloyd's di Londra, dell’Aimo — l’unico strumento che codifica la nave aldilà del nome che porta — e del Ministero della Difesa e della Marina Militare. Mi chiedo con quale coraggio il ministro Prestigiacomo, lo scorso 29 ottobre 2009 ha deciso, insieme al procuratore antimafia Piero Grasso, di definire il caso «chiuso». Il caso è apertissimo, anzi è spalancato!, e io ne ho le prove.

Di cosa si tratta?
Queste sono le prove che il Ministro Prestigiacomo ha detto falsità dichiarando che la nave è il Catania silurata nel 1917. Molti di questi atti sono ancora secretati ma io ne sono venuto in possesso semplicemente conducendo una faticosa ricerca negli archivi giusti. Ho in mano il certificato di nascita e di morte del mercantile Catania, matricola 849, che è stato requisito il 3 marzo 1943 dopo essere stato venduto il 29 ottobre 1922 dal Ministero della Marina alla ditta Fratelli Beraldo di Genova per la somma di 927.000 lire. Cosa racconta allora il ministro Prestigiacomo? Dagli atti risulta che la nave Catania era ancora in mare molti anni dopo quelli indicati dal Ministro e la sua “morte” ufficiale è avvenuta nell’agosto del 1943 nella rada di Napoli.

E allora qual è la nave al largo di Cetraro?
Bisogna scoprirlo. Io sono un cacciatore di ecomafiosi ma anche di mafiosi che stanno al Governo. Basta con le menzogne, esorto la Calabria e le regioni del Sud a farsi sentire perché le navi ci sono, ma soprattutto ci sono centinaia di container imbottiti di rifiuti radioattivi che da oltre trent’anni escono dall’Eni, dall’Enel, dall’Enea, dalla Montedison e via di seguito. La nave al largo di Cetraro? Le navi là sotto sono almeno due, e il fatto che non si sono voluti i giornalisti a bordo della Mare Oceano, che ancora si aspetta la perizia comparativa dei video richiesta dal Wwf, e che non si conosce il contenuto dei fusti spiaggiati, dimostra che il Governo sta mentendo. C’è un’assoluta mancanza di trasparenza dell’indagine investigativa. Nessuno era presente quando i rilievi sono stati spostati di venti miglia, e le stesse coordinate mostrano una differenza di 3,2 miglia marine. Personalmente sono stanco delle menzogne dei poteri forti ma soprattutto sono stanco di sentire falsità di fronte alle verità conservate negli archivi degli stessi Ministeri.

Sul suo giornale online è stato costretto a togliere alcune fotografie scattate da lei in alcuni luoghi particolari. Cos’altro ha scoperto?
C’erano foto legate alle inchieste e anche alcune che riprendevano dei camion con un carico di container scattate da me nella centrale termonucleare di Caorso. Avevo chiesto alla Sogin Spa, la società incaricata per lo smantellamento della centrale, di poter effettuare una visita per documentare lo stato dei lavori. Non ho avuto alcuna risposta e allora sono andato in totale autonomia. Sono entrato nella centrale facilmente, senza essere oggetto di alcun controllo. Potevo essere un kamikaze, avrei potuto mettere dell’esplosivo intorno al reattore, ma mi sono limitato a fare foto e prendere appunti. Lì ho scoperto e documentato che la centrale, grazie a un contratto di appalto per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi, è in mano alla ditta Ecoge srl, di cui abbiamo notizia nel primo rapporto della Dia del 2002 che riferisce i nomi delle famiglie attraverso cui si ramifica la Ndrangheta in Lombardia e Liguria. Perché la gestione dei rifiuti contaminanti di Caorso è affidata per contratto d’appalto alla Ndrangheta? Perché nelle Capitanerie di Porto della Calabria, quali Vibo Valentia, Crotone e Reggio Calabria, uniche in Italia, è vietato fotografare e fare riprese in base a un’ordinanza dei primi di gennaio 2010? Dove vanno a finire le milioni di tonnellate di rifiuti industriali tossici?

Secondo lei, chi ne è responsabile?
La responsabilità appartiene ai governi sin dai primi anni Settanta. Faccia il conto di quanti governi e sottogoverni ci sono stati e che hanno favorito soprattutto i poteri economici — in Italia, per esempio, l’Eni, l’Enel, l’Enea, la Montedison — con leggi e normative ad ok. È molto strano che in Calabria non si facciano indagini epidemiologiche sul campo, che non si facciano ricerche per appurare non se il mare è inquinato o meno, ma qual è il grado di contaminazione dell’inquinamento. È un problema che riguarda i politici e i cittadini, e riguarda l’Europa, perché i rifiuti sono europei e di grandi multinazionali. Sono rifiuti occultati grazie alla complicità degli Stati, anche nel nostro Paese e anche grazie ai governi italiani. Come mai in Italia non si fanno indagini epidemiologiche? Come mai su 52 aree contaminate pesantemente dall’inquinamento industriale non si fa nessuna bonifica e sono stati addirittura cancellati i finanziamenti previsti? ...Concretezza! Ghandi diceva che le parole devono diventare azioni: dobbiamo essere noi stessi il cambiamento. Io esorto i cittadini del Mezzogiorno a essere il volano del cambiamento, ma non domani!, ora! Qui è in gioco la vita!

Lei stesso è sotto scorta, perché?
Ho subito tre attentati e minacce di morte per via delle mie inchieste, ma non ci sono solo io in queste condizioni. Devono essere tutelati dallo Stato, dall’Ordine dei Giornalisti, e questo non accade. Dov’è l’Ordine Nazionale dei Giornalisti? È assente, silente. E la Federazione Nazionale della Stampa? Ci vuole una maggiore presenza, maggiore incidenza. L’opinione pubblica dov’è? La cosiddetta società civile dov’è finita? L’Italia non è un Paese civile, è un Paese del terzo mondo. Non sono tutelati la vita civile, il diritto alla salute, il diritto alla conoscenza, che sono diritti fondamentali e vengono continuamente calpestati nel nostro Paese e soprattutto in queste aree periferiche dove non ci sono più gli anticorpi politici, sociali, culturali e antropologici per combatterli.

Non ha paura?
Non ho nessuna paura. Sono qua da venticinque anni in prima linea. Non ho paura della Mafia, che non è cosa avulsa dallo Stato. Io non temo la criminalità organizzata, che viene usata spesso come manovalanza. Io temo solo quei signori che vestono in doppiopetto e girano magari anche con la scorta.